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Parrocchia Santa Maria Ausiliatrice
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Centro di ascolto

Via Firenzuola, 10 – 47121 Forlì     - Tel. 0543-70 00 30

Anno di apertura: 2000

Referente: Teresa Armuzzi  

Riceve: tutti i mercoledì dalle ore 9:30 – 11:30

 

Attività: Il quartiere Cava è costituito da una numerosa presenza di famiglie straniere, in particolare negli alloggi di edilizia popolare, che durante gli ultimi 10 anni per effetto dei ricongiungimenti familiari sono subentrate agli originali nuclei assegnatari degli anni ’60.

Le nuove famiglie sono entrate negli alloggi come affittuari, con un canone medio di 500 euro mensili. Negli ultimi anni si è sempre più diffuso l’acquisto degli appartamenti tramite l’accensione di mutui trentennali, che hanno inciso pesantemente sui redditi familiari.

Un altro fenomeno in crescita (non rilevato dagli stati di famiglia) è l’accoglienza presso i nuclei familiari di primo inserimento – in particolare tra i burkinabé – di appartenenti ai gruppi parentali provenienti dai paesi di origine, richiamati dal bisogno di lavoro, ma di fatto senza occupazione. Accade così che in alloggi con tre vani utili convivono anche 7 a volte 8 persone.

La realtà socio-economica dei nuclei che fanno riferimento al Centro di Accoglienza si impernia sul lavoro dei capi-famiglia occupati presso la Electrolux S.p.A. o in piccole aziende artigiane, a volte gestite dagli stessi stranieri (es. pavimentatori). Gli uomini con lo stipendio mensile, oltre al mantenimento della moglie e dei figli (alcuni avuti con un’altra moglie) "devono " provvedere anche alla famiglia lasciata nel paese di origine come i genitori e i fratelli, o l’altra moglie e gli altri figli. La gestione del reddito è quasi sempre nelle mani del marito anche per quanto riguarda le spese relative all’acquisto degli alimenti e del vestiario.

Le mogli pertanto cercano, attraverso la ricerca di un lavoro, non solo di contribuire alle esigenze della famiglia, ma di conquistare una loro minima indipendenza economica. Le donne provenienti dai paesi europei in particolare le albanesi e le rumene, sono impegnate prevalentemente in lavori di pulizia presso le famiglie del quartiere e della città . Questa loro propensione ad impegni inerenti l’ordine e la cura degli ambienti si riflette anche nelle loro case, sempre molto curate ed accoglienti. Le donne provenienti dai paesi del centro Africa sono occupate in lavori stagionali nel settore dell’agricoltura (raccolta di frutta e ortaggi, cernita e immagazzinamento degli stessi prodotti), ed abbiamo notato che per la maggior parte delle donne burkinabé la casa è vissuta come semplice rifugio, ove trovano risposta ai bisogni primari per cui non le prestano attenzione, né cure particolari. Queste donne invece preferiscono, appena il tempo lo permette, trascorrere molte ore all’aperto con i loro bambini. Il piccolo parco pubblico del quartiere durante l’estate, diventa il luogo di incontro di gruppi di mamme e bambini che vi consumano anche il pasto.

La convivenza degli abitanti locali con le famiglie straniere è serena, anzi in alcuni casi le coppie anziane – i cui figli vivono altrove – "hanno adottato" giovani madri aiutandole in varie necessità. Le uniche difficoltà si riscontrano in alcuni condomini per l’uso e la gestione delle regole condominiali: le abitudini tranquille e ormai consolidate dei "vecchi" nuclei (ormai ridotti a poche persone), si scontrano con i caotici comportamenti di famiglie straniere giovani e numerose.

L’aiuto che risponde ai bisogni più immediati delle famiglie, cioè la distribuzione di alimenti e di indumenti, durante il 2009, si è notevolmente ampliato evidenziando alcuni rischi: molte persone, infatti tendono a considerare tale aiuto come un diritto acquisito per il fatto stesso di essere immigrati.

Le donne – che costituiscono la maggioranza dell’utenza del Centro – sono le più determinate ad ottenere "la spesa" e notevoli quantità di vestiti per i bambini e per loro stesse. Questa "frenesia" di accumulo è così diffusa e insistente da far supporre che molte di loro – private di uno spazio autonomo di gestione economica – trovino nella possibilità di ottenere alimenti, indumenti e altre cose, proprio attraverso la loro iniziativa e capacità di "accattivarsi" la nostra fiducia, motivo di affermazione e riconoscimento personale. D’altra parte il contesto sociale in cui si vive imperniato sul tornaconto e il possedere, incita ad un desiderio continuo di beni materiali.

La rapidità con cui si è diffuso questo modo di rapportarsi al Centro ci ha fatto riflettere sul significato degli aiuti in atto e decidere sia la temporanea chiusura del guardaroba, che la ridefinizione degli spazi e delle modalità di distribuzione degli alimenti. Ciò che a noi sta più a cuore è riprendere, anche attraverso la revisione degli aspetti organizzativi, la dimensione dei rapporti capaci di far emergere l’esperienza umana personale.

Gli operatori impegnati stabilmente nel corso del 2009 sono stati quattro, aiutati di volta in volta da varie persone della parrocchia per le varie necessità come il ritiro ogni mese della dotazione al Banco alimentare di Imola; lo scarico e la sistemazione degli stessi alimenti nel magazzino; questo lavoro è stato svolto molto spesso con l’aiuto delle stesse persone "assistite". A tale proposito sono stati interessanti in attesa del pulmino, i momenti di scambio sulle loro speranze, desideri e problemi legati alla loro venuta in Italia.